SALA DEI TEMPLARI - MOLFETTA

CARLO SIMONE | ALESSANDRA CRITELLI


GEMELLI BUCHETTI | Carlo Simone

 di ALESSANDRA CRITELLI


Carlo Simone nasce nel 1978 ad Altamura (Ba) dove attualmente vive e lavora. Nel 2005 consegue il diploma di I livello in Scultura con votazione 110 e lode/110, presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Collabora nel 2008 alla ricostruzione dell’apparato decorativo interno del Teatro Petruzzelli di Bari. Partecipa a diversi concorsi nazionali e internazionali di scultura, espone in mostre collettive e nel 2009 la sua prima personale. Dal 2008 insegna, in qualità di docente di II fascia, Plastica Ornamentale presso l’Accademia di Belle Arti di Bari.
L’opera che si propone per l’esposizione fa parte del ciclo che l’artista definisce “dei vuoti”. I Gemelli Buchetti significativamente rappresentano il senso di questo ciclo e bene ne mostrano gli intenti. Lo scultore partendo da una riflessione sulle vicende storico religiose legate all’iconoclastia, che di fatto erano violazioni all’immagine, ne ripropone il vuoto, l’assenza, la distruzione attraverso un atto materico fatto di mancanza. La sua “violazione” è l’intento di andare oltre la superficie per scoprire un secondo spazio, interiore ed imprevedibile. Accanto al vuoto materiale non c’è un vuoto della memoria. Il linguaggio scultoreo si inserisce nel solco di una tradizione italiana: una personale pratica artistica nell’uso della terracotta e della ceramica, liberata da una funzione meramente decorativa e imitativa, è capace di generare una lettura della stessa in chiave concettuale. Il recupero di un’idea archeologica, rappresentata da pitture rupestri che invadono il volto dei gemelli, provocatoria e pretestuosa rispetto alla necessità linguistica contemporanea, riferisce di un suo approccio razionale verso il mondo antico, verso l’incontro-scontro tra soggetto ed oggetto. L’immagine scultorea si mimetizza tra le vesti del falso antico e quelle del falso contemporaneo, vivendo in una sospensione temporale. Le teste dei Gemelli Buchetti sono forzatamente unite posteriormente da una mutandina, ma nella parte anteriore, bucata e lacerata, appare all’interno, nel vuoto, un corpo emblematico.

Carlo Simone was born in 1978 in Altamura (Ba) where he lives and works. In 2005 he graduated with honors in sculpture studies at the Academy of Fine Arts in Bari. In 2008 he collaborated with the reconstruction of the decorative interior of the Petruzzelli Theatre in Bari. He also participated in several national and international sculpture competitions. He usually presents his works in group exhibitions and in 2009 he presents his first personal (exhibition). Since 2008 he teaches Ornamental Plastic at the Academy of Fine Arts in Bari. His work is a part of the cycle that the artist calls "empty spaces". The Gemelli Buchetti significantly represents the meaning of this cycle showing it very impressively and suggestively. Starting from a reflection of the sculptor on historical events related to religious iconoclasm, that were as a matter of fact violations of the image, it suggests the emptiness, the absence and the destruction through an act of material absence. His "violation" represents the purpose to go beyond the surface in order to discover a second, inner and unpredictable space. The material emptiness doesn’t match with an absence of memory. The sculptural language is embedded in the Italian sculpture tradition: a personal artistic practice using terracotta and ceramics, free from decorative and imitative functions, is capable of generating a conceptual reading. The recovery of an archaeological idea, represented by cave paintings, invading the faces of the twins is provocative and much more pretentious than linguistics and contemporary necessities. It refers to a rational approach of the sculptor towards the ancient world’s myth and the encounter-clash between subject and object. This image disguises with the old, false and contemporary appearances, living in a temporal suspension. The heads of the Gemelli Buchetti are forced together by an underpants which is in the front perforated and torn. If we look inside, in the empty space, we can find an emblematic figure.



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